Nuove sinergie con “Karate Blog International” e “Bullistop”

Anche per noi da 10 anni il “fare rete”, partendo dal nostro operato concreto, vuol dire saper guardare molto oltre l’orizzonte per agire con più efficacia sui temi critici che ben conosciamo e che caratterizzano il nostro cammino associativo.
Proprio negli ultimi giorni dell’anno, quando le attività si fanno convulse e i numerosi eventi da coordinare non ti lasciano spazio per poter raccontare i tanti nuovi progetti che prenderanno forma compiuta nel prossimo anno, la nostra Associazione si arricchisce di nuove importanti sinergie, in vista di un 2018 sempre più impegnativo nel sociale.
In questo caso, “fare rete” e lavorare a fianco di “Karate Blog International” e di “Bullistop – Centro Nazionale contro il Bullismo” area nord Italia, settore scuole ed eventi sportivi, nonostante il nome possa condurre a pensare che si tratti principalmente di Karate, ci permetterà di entrare in contatto con un mondo di argomenti correlati oltre che al mondo delle arti marziali, anche a tutto lo sport integrato ed a confronti aperti sui temi del bullismo e del cyberbullismo, nelle scuole e nei più diversi contesti sociali. Una panoramica aperta che analizza in modo oggettivo la trasversalità tra lo sport, la cultura, il volontariato e molto altro ancora.
Tutto il team de “La Via del Fare” è onorato e felice d’intraprendere questa nuova parte del cammino associativo, che procede molto più alacremente del previsto, entrando a far parte di un gruppo che si sta costituendo intorno ad argomenti, eventi ed attività educative d’importante rilevanza sociale ed i cui capofila sono “Karate Blog International” e “Bullistop – Centro Nazionale contro il Bullismo – area nord Italia”, magistralmente condotti da tecnici federali e blogger come Massimo Giuliani e Carmen Sansonetti .

Condividiamo l’articolo in versione italiana ed inglese, che ci illustra queste importanti novità.

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Buon Natale e un felice anno nuovo

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Regali solidali dell’ultimo minuto

Idaonlus Cambogia e Comunità di Sant’Egidio insieme al mercatino natalizio del Pigneto

Un prezioso filo invisibile unisce ormai da quasi 10 anni le nostre tre Associazioni e lavorando costantemente in parallelo su diversi fronti, abbiamo creato una grande rete di solidarietà che va oltre i confini romani e che ha contribuito alla realizzazione di tanti progetti importanti in Africa ed Asia, tra cui la costruzione di una casa famiglia e scuola orafa per ragazzi di strada cambogiani nella periferia di Phnom Penh.
Finita da pochissimi giorni e con un sempre incoraggiante grande successo, la raccolta doni per il “Rigiocattolo 2017”, destinato al Progetto Dream, i volontari de La Via del Fare, si ritrovano inaspettatamente di nuovo insieme, nello stesso evento natalizio, con la Comunità di Sant’Egidio, questa volta per supportare e lavorare al progetto di solidarietà internazionale dell’Associazione “Idaonlus” Progetto “Education for the Future” Cambogia.

Sabato 23 dicembre dalle 12:00 alle 18:00, nel mercatino natalizio presso il noto locale romano “Na cosetta” nel quartiere Pigneto (Via Ettore Giovenale, 54) potrete sostenerci acquistando un gioiello artigianale di grande fattura creato nella scuola orafa cambogiana oppure portando in dono beni durevoli nuovi, ma per noi magari dimenticati in un angolo della casa, oggetti come quelli elencati nella dettagliata locandina, per fare regali veramente utili a chi ne ha veramente bisogno.
Vi aspettiamo certi della vostra generosità ma anche solo per farci i migliori auguri di buone feste!

 

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Presepe vs. albero

In tempo di Natale le nostre case, i nostri arredi subiscono una trasformazione non da poco. Bisogna far spazio ai simboli natalizi per eccellenza: il presepe e l’albero. Quale dei due però? E perché?

Uomini d’amore e uomini di libertà. Il professor Bellavista distingueva così l’umanità: gli uni vivono abbracciati, gli altri preferiscono la privacy. Ma il vero discrimine è il presepe. L’uomo d’amore preferisce il presepe, l’uomo di libertà l’albero di Natale. Questa distinzione un po’ macchiettistica di Luciano De Crescenzo affonda però le radici nella storia e forse anche nel mito, giacché le due manifestazioni del culto natalizio hanno origini lontane, nel tempo e nello spazio, e solo recentemente sono venute a sovrapporsi.

Immagine tratta dal libro “Il presepe napoletano di casa Leonetti” stampato per i tipi de “L’arte tipografica” in Napoli nel 1964 in 300 esemplari di cui 124 dedicati.

Ma andiamo per ordine. Noi italiani abbiamo sempre avuto una vocazione presepistica. Il nostro santo patrono Francesco è stato il primo a istituire il presepe nel 1223 e Arnolfo di Cambio ne ha scolpito per primo uno nel 1291. Le tradizioni si sono susseguite poi fino a diventare oggetto di culto e di perfezione artistica. In tutto il mondo è conosciuta la tradizione dei presepi napoletani del Settecento che, sotto Carlo III di Borbone e grazie ad artisti del calibro del Sanmartino (l’autore del Cristo Velato), ha toccato vette di assoluta magnificenza. Il presepe settecentesco seguiva uno schema preciso secondo una tripartizione in cui a sinistra era raffigurato l’Annuncio, al centro in posizione dominante il Mistero e a destra la Taverna. Ma, oltre al presepe artistico, vi è quello dell’anima che, soprattutto a Napoli, viene mantenuto vivo da artigiani e privati cittadini che ogni anno si accingono alla gradita fatica di allineare le sacre figure secondo uno schema e simboli precisi. Come dimenticare, per esempio, il presepe di Luca Cupiello di eduardiana memoria? In tema di simboli, un prezioso libro del Maestro Roberto De Simone (Il presepe popolare napoletano, ed. Einaudi) ci ricorda le figure come il Benito pastore dormiente, Cicci Bacco, il pescatore, la vergine Stefania, la zingara, la meretrice e i re Magi e i luoghi come il pozzo, la fontana, il fiume, l’osteria, il mercato, il castello. Come accennavo all’inizio, la simbologia di personaggi e luoghi ci rimanda a miti precristiani in cui si racconta di vergini madri del Salvatore. Penso per esempio all’Horus egiziano o al mito zoroastriano di Mitra, tanto in voga presso i soldati romani.

Se dunque da sud i retaggi di una civiltà matriarcale confluivano nella nuova religione cristiana, a nord altre fonti mitologiche facevano da humus culturale. Il rinnovo della vita durante il solstizio d’inverno, l’albero cosmico germanico (l’Yggdrasil norreno) ma anche l’albero del Paradiso terrestre sono tutte manifestazioni divine dell’universo. La tradizione natalizia dell’abete pare sia nata nei Paesi Baltici, Tallinn o Riga, intorno al XV secolo e sicuramente in Germania ha avuto il suo fiorire anche perché riprende altre tradizioni di tipo campestre come l’albero di maggio. L’abete decorato, accolto dai luterani e sponsorizzato anche dai regnanti del nord Europa, ha poi conosciuto una grande diffusione negli ultimi due secoli, in particolar modo in America, affiancandosi come simbolo del Natale al presepe, e anzi soppiantandolo nell’immaginario collettivo consumistico di quest’epoca. Spariti tutti i rimandi simbolici e significanti, rimane solo la luminaria abbagliante del regalo ad ogni costo. Siamo dunque uomini d’amore o uomini di libertà? O siamo diventati semplicemente e tristemente schiavi? Chissà cosa avrebbe detto “o prufesso’”.

Luca Zampaglione

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