Le cose belle. Cinema e dibattito sulle mafie

Martedì 9 dicembre alle ore 21.oo, presso il Teatro ex Enaoli viene proiettato il film/documentario “Le cose belle” diretto da Agostino Ferrente e Giovanni Piperno.

La fatica e la bellezza di crescere al sud attraverso le storie di quattro ragazzi, raccontati in due momenti fondamentali delle loro esistenze: la prima giovinezza nella Napoli piena di speranza del 1999 e l’inizio dell’età adulta in quella paralizzata di oggi.

Ingresso gratuito

Pubblichiamo qui l’intervento della Prof.ssa Livia De Pietro durante il dibattito scaturito dopo la proiezione del film “Le Cose Belle” che riassume le impressioni di tutti i partecipanti.

“ll messaggio che subito balza agli occhi nel vedere il film “Le cose belle” è che le periferie non hanno necessariamente una valenza negativa. Esse, al contrario, ci consentono di leggere in maniera più precisa la realtà rispetto al centro. Tutto ciò, senza tralasciare il dato evidente che il protagonismo giovanile, ad esempio, è più marcato proprio all’interno degli stessi contesti periferici.
Noi solitamente quando parliamo di periferie urbane ci poniamo il problema di come rigenerarle, dimenticando che spesso queste aree hanno molta più vitalità di certi quartieri appartenenti al centro; al loro interno si possono intravedere, infatti, rapporti personali nei quali ci si riconosce davvero come persone e non come individui: sono dunque le periferie a rigenerare a loro volta tutto il tessuto cittadino.
Dalle vicende dei quattro personaggi presi in esame nel film, si evidenzia che, capitale umano e capitale sociale sono fertilissimi nelle periferie urbane e devono essere messe a disposizione della città tutta per la sua rigenerazione.
In questi luoghi cerchiamo di educare i ragazzi ad una cittadinanza attiva, alla conoscenza e all’amore del proprio territorio, al servizio per il prossimo, al bisogno di comunità, e alla conseguente condivisione di tutto questo con i loro coetanei: abbiamo imparato, da questi esempi, che con i nostri giovani “fare rete” è l’unico modo per uscire positivamente dalle periferie.
Sono grata al regista che, con acume e insolita maestria, ha dimostrato attraverso dei flash di vita vissuta che le periferie delle realtà metropolitane sono ancora oggi portatrici di una cultura diversa, che riesce a legare le componenti, a riutilizzare. Si tratta di una cultura unica che è fondamentale nel processo rigenerativo”.

 

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